Il nostro satellite è in contrazione: si sta ancora raffreddando. Sul nostro satellite e sul pianeta rosso “lunamoti” e “martemoti” di potenza simile a quello dell’Aquila.
La Luna si rattrappisce scossa da terremoti e Marte sussulta grazie a sismi «geologicamente recenti»: lo dimostrano due sonde della Nasa. La prova che il nostro satellite naturale stia subendo contrazioni nella sua crosta l’ha raccolta Lunar Reconnaissance Orbiter scoprendo «rughe» finora sconosciute sulla faccia nascosta già più tormentata di crateri rispetto al volto che ci guarda. In alcune delle aree scandagliate sono stati infatti individuati rilievi lunghi meno di un chilometro e larghi poche centinaia di metri.
LUNA – La spiegazione data dai ricercatori del Center for Earth and Planetary Studies americano e dettagliata sulla rivista Nature Geoscience è che la Luna sia in «un generale stato di contrazione perché si sta ancora raffreddando». Il nocciolo del nostro satellite è ancora caldo, ma la densità del magma è talmente elevata che non riesce a trovare modo di uscire in superficie. Un dato sulla possibile densità lo hanno ricavato scienziati dell’Università di Amsterdam fondendo alcuni campioni portati sulla Terra dagli astronauti delle missioni Apollo e bersagliandoli con raggi X. Il bottino totale di pietre raccolte dai dodici astronauti che hanno camminato sulle sabbie seleniche era stato di 380 chilogrammi. Le rughe scoperte in superficie e che risalgono a circa 50 milioni di ani fa, un tempo giudicato «recente» dai geologi, certificano una realtà che continua anche oggi a produrre terremoti, o meglio lunamoti, come del resto raccontano, e trasmettono, i sismografi lasciati nelle zone equatoriali della Luna dagli esploratori terrestri.
MARTE – Altrettanto “vivo”, sempre geologicamente parlando, è anche Marte sul quale la sonda Mars Reconnaissance Orbiter ha fotografato dei massi lungo la Cerberus Fossae che sarebbero rotolati più in basso proprio a causa di movimenti sismici «relativamente recenti». Questi massi, del diametro variabile da due a 20 metri, studiati in relazione ai rilievi da cui sarebbero precipitati, farebbero pensare a un terremoto del settimo grado della scala Richter, cioè quasi uguale a quello verificatosi a L’Aquila. Il sisma – spiegano gli scienziati – dovrebbe essere stato scatenato dai movimenti del magma nelle viscere del vicino vulcano Elysium Mons. Che l’interno del Pianeta rosso sia ancora attivo lo sostengono molti studiosi e queste indagini valorizzano le ipotesi con conseguenze che si estendono fino alla possibile presenza di riserve d’acqua. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Geophysical Research.
(Giovanni Caprara, da corriere.it)


























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