SCOPERTA UNA MEGA FRANA SOTTOMARINA IN CALABRIA

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frana_crotoneLa frana è ancora in atto e va dalle zone pedemontane della Sila fino alla scarpata sottomarina antistante il Promontorio calabro di Crotone.

da Corriere della Sera – Nel Promontorio calabro compreso tra Crotone e Capo Rizzuto, in una delle aree marine protette più suggestive del mar Ionio, è stata scoperta una mega-frana silenziosa che si estende per circa 1000 km quadrati di superficie, dalle zone pedemontane della Sila, fino alla scarpata sottomarina antistante. I dati strumentali indicano che questa immensa lingua di terra sta scivolando verso lo Ionio, con un movimento lento ma inesorabile, al ritmo di qualche millimetro l’anno. La scoperta della megafrana è stata annunciata su una rivista internazionale di geofisica da sette ricercatori italiani appartenenti a vari istituti e università.

GLI STUDI – Per accertare e descrivere il fenomeno nei dettagli, gli autori del lavoro hanno fatto ricorso alle più moderne tecniche d’indagine geofisica: dallo studio dei tracciati sismici, all’analisi dei sondaggi effettuati con trivellazioni profonde (la zona in passato era stata oggetto di studi anche da parte di compagnie petrolifere alla ricerca di giacimenti). Ma determinante è stato il contributo apportato da otto nuove stazioni Gps installate nel 2006 nell’ambito di una ricerca sulla geodinamica dell’Arco Calabro finanziata dalla National Science Foundation (Usa). Grazie ai dati sui lenti movimenti del terreno misurati da queste stazioni, i sette ricercatori italiani hanno potuto evidenziare una rilevante anomalia dell’area crotonese, rispetto al resto della regione.

MOVIMENTO – Infatti, mentre la Calabria si muove in maniera abbastanza omogenea verso Nord-Nord-Est al ritmo di 5 mm/anno, Crotone supera gli 8 mm/anno e tende più spiccatamente verso Est. I lenti movimenti, a grande scala, della Calabria, come quelli del resto della penisola italiana, vanno spiegati prendendo in considerazione la dinamica delle placche terrestri, in particolare la convergenza e lo sprofondamento della placca Africana e delle sue diverse articolazioni sotto a quella Euroasiatica. Ma l’anomalia di Crotone è apparsa, ai sette ricercatori, attribuibile a cause prettamente locali.

SCIVOLAMENTO – Approfondendo la natura del substrato, grazie ai dati forniti dai rilievi sismici e dalle trivellazioni, essi hanno potuto ricostruire che il fenomeno di scivolamento massivo di tutto il bacino di Crotone, sia nella parte onshore sia in quella offshore, avviene sopra un piano di scorrimento formato da antichissime formazioni saline, alla profondità di 1-2 km. Queste ultime si depositarono alcuni milioni di anni fa, al tempo in cui la soglia di Gibilterra si sollevò, il Mediterraneo si isolò dall’Atlantico, trasformandosi in un bacino evaporitico.

INSTABILITÀ – «La probabile causa dello scivolamento franoso», spiega la prima firmataria dell’articolo, Liliana Minelli dell’Ingv, «è da ricercarsi nel sollevamento della Calabria a causa della convergenza della miniplacca Ionica, che fa parte di quella Africana, verso la parte sud-orientale della nostra penisola. Sarebbe proprio questo sollevamento a creare l’instabilità gravitativa del versante ionico della Sila».


RISCHIO GEOLOGICO – La scoperta della megafrana, al di là della sua importanza scientifica, apre un nuovo capitolo sul fronte del rischio geologico cui è soggetta la nostra tormentata penisola. Fenomeni come questo, infatti, anche se vanno avanti da millenni e potrebbero continuare a evolvere in maniera inoffensiva per altri millenni, possono subire improvvise accelerazioni in occasione di fenomeni sismici, a seguito dei quali potrebbero verificarsi frane sottomarine e, di conseguenza, maremoti. Di qui la necessità di un monitoraggio continuo dei tassi di scivolamento dell’enorme corpo franoso e di una sua accurata definizione. Intanto, al fine di indagare se l’attuale, lento movimento ha avuto ripercussioni sugli impianti urbani, uno degli autori, il geologo Andrea Billi del Cnr, ha proposto di effettuare indagini sulle eventuali lesioni presenti negli edifici della zona.

fonte: Corriere della Sera, 25.9.2013