[di Alessandra Cococcetta da leditoriale.com] Una ventina di frazioni del Comune dell’Aquila, manca di studi di microzonazione sismica cioè non se ne conosce ancora il sottosuolo e non ne sono state censite le cavità, al di sotto delle abitazioni e delle strade. Quelle stesse cavità, che nel centro storico del capoluogo restano un mistero. I tecnici del Comune dicono che è stato aperto un tavolo con la Regione, perché la microzonazione del capoluogo sia conclusa, ma non ci sono fondi per pagare geologi e studi, per portare a termine l’esame del sottosuolo dell’aquilano. Intanto però, andiamo avanti con i piani per la ricostruzione.
Il piano regolatore del 1975, nei centri storici delle frazioni non vieta le demolizioni, e l’amministrazione Cialente avrebbe già previsto aree, nelle immediate periferie aquilane e non solo per le frazioni, dove ricostruire, con premi di cubatura fino al 30%, e su zone, destinate dal vecchio Prg ad attrezzature generali e non solo, come ha spiegato il consulente Iacovone, consentendone quindi, il cambio di destinazione d’uso. Ma è ancora da vedere, e non c’è ancora nulla di tutto ciò dentro i Piani di ricostruzione, che presto andranno al vaglio del commissario Chiodi.
Non essendo tecnici, lo studio di microzonazione sismica del 2010, ci colpisce nella misura in cui dice che le cavità, scavate dall’uomo sottoterra, sono pericolose, potrebbero non tenere ai nuovi carichi, avendo già subito delle forti sollecitazioni sismiche, ed è necessario quindi conoscerle, per capire, prima di aprire i cantieri, farci passare sopra ruspe e camion, come rinforzarle e nel caso riempirle. L’amministrazione Cialente, sostiene che il 75% delle abitazioni aquilane possono essere rifatte immediatamente, ma per quelle case, conosciamo il sottosuolo? Ci sono delle cavità sicure, e cosa ne pensano i geologi?
La voragine emersa in via Campo di Fossa, la notte del 6 aprile inghiottì letteralmente un’auto, e chi sa quante altre cavità non si conoscono, ma sappiamo per certo che alcune di esse non hanno retto, una starebbe sotto i palazzi di piazzetta del Sole. Secondo gli urbanisti comunali, dove non sarà possibile ricostruire, come potrebbe essere appunto a Campo di Fossa, si progetteranno dei piani di recupero, con possibilità di sostituire la propria casa o palazzina altrove. Ma dove?
Il sottosuolo aquilano nel centro storico è costituito per lo più da brecce, fino ad un massimo di 30 metri di profondità, che poggiano su terreni limosi e sabbiosi che raggiungono in alcune zone, anche i 200 metri. Che sicurezza c’è in queste aree, sarebbe meglio non ricostruire? Limi e sabbie, nei centri storici come nelle periferie preoccupano nella misura in cui, in caso di sisma, potrebbero portare a pericolose accelerazioni della magnitudo, per questo lo studio del 2010, distingue le zone stabili, cioè rocciose, da quelle totalmente instabili, perché c’è una faglia o il pericolo di frane e cedimenti di terreno, in quanto esposte anche a rischi idrogeologici.
Questo studio, avrebbe dovuto essere la base della nuova pianificazione verso una ricostruzione sicura, invece hanno fatto un semplice copia incolla, dallo studio di microzonazione, alle carte dei piani di ricostruzione, consigliando di approfondire, prima di ricostruire, nelle zone più disastrate quali appunto Campo di Fossa (nella foto in copertina). Daniele Iacovone, esperto urbanista e consulente dell’amministrazione Cialente per la ricostruzione, non è tenuto a sapere com’è il sottosuolo delle zone destinate dal vecchio Prg ad attrezzature generali, e nessun geologo, ha specificato di più, cosa faranno i residenti di via Campo di Fossa, ricostruiranno sulla voragine? Altrimenti dove, e con quale sicurezza? In quella zona si andrà con un piano di recupero, ancora tutto da pensare e ci vorrà ancora del tempo per farlo, intanto si moltiplicano gli insediamenti periferici, ma non si capisce più cosa si stia costruendo e su quali fondamenta. In troppi anni di abusivismi e sanatorie si è costruito ovunque, ignorando terreni sottostanti e relazioni geologiche, com’è successo troppo spesso a Pettino, per esempio, il guaio è che si sta continuando alla stessa maniera, se non peggio.
Alessandra Cococcetta
(da leditoriale.com)






















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