GLI ARCHITETTI: «SGRAVI FISCALI PER CHI RENDE ANTISISMICI GLI EDIFICI»

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casa_antisismicada greenreport.it – Secondo i dati Istat 2011, in Toscana sono quasi 670 mila gli edifici residenziali, di cui circa 400 mila realizzati in zona 3 e circa 100 mila in zona 4. I restanti 170 mila sono invece ubicati in zona 2, a sismicità medio-alta e circa il 60% di essi è stato costruito prima del 1970, cioè in un periodo antecedente l’entrata in vigore delle prime norme antisismiche. Che fare quindi per rendere più sicuri questi edifici? Secondo la Fondazione “Professione Architetto” è necessario un pacchetto di detrazioni fiscali per chi rende più sicura la propria abitazione con interventi di prevenzione sismica.

La proposta è stata lanciata in occasione del convegno “Un terremoto ci salverà”, in corso oggi [6 maggio, NdR] a Firenze ed organizzato dalla stessa Fondazione insieme alla rivista di architettura Opere e alla Provincia. «Le istituzioni fanno i conti con risorse sempre più esigue. Soffre anche la Toscana che pure, dal punto di vista normativo e legislativo, è all’avanguardia e vanta il primato di aver creato una legge quadro regionale per finanziare la messa a norma antisismica degli edifici non solo pubblici ma anche privati- ha dichiarato il presidente della “Fondazione Professione Architetto”, Alessandro Jaff – Il nuovo esecutivo dovrebbe pensare a una serie di sgravi fiscali fortemente incentivanti per migliorare la sicurezza degli edifici a rischio sismico, in aggiunta ai generici sgravi per le ristrutturazioni. Oggi è infatti impensabile attuare la messa a norma delle strutture attraverso un sistema di contributi, non ci sono le risorse. Gli sgravi, invece, sono in grado di generare flussi di cassa anche per lo Stato spesso convenienti».

Secondo la Fondazione “Professione Architetto” si dovrebbe seguire l’esempio del meccanismo  attuato per la riqualificazione energetica degli edifici. «Nel caso della messa a norma antisismica, non ci sarebbe alcun risparmio in bolletta, è vero, ma il ritorno non sarebbe meno rilevante: si riuscirebbe a portare il tema della sicurezza sismica sul tavolo delle assemblee di condominio, sensibilizzando la cittadinanza su un tema di cui oggi, purtroppo, si parla solo a catastrofe avvenuta».

In generale sull’importanza delle attività di prevenzione, non solo antisismica, si è soffermato l’assessore provinciale alla Pianificazione territoriale e alle infrastrutture, Marco Gamannossi. «Per creare una nuova cultura della prevenzione serve un forte scatto culturale e amministrativo. È necessario sbloccare subito quelle piccole opere fondamentali per la tenuta del territorio, invece di perdere tempo e risorse su alcune delle grandi opere previste come il ponte sullo Stretto di Messina. Servono sgravi fiscali più coraggiosi per le ristrutturazioni antisismiche e per la cura dei versanti collinari. Dobbiamo anche riscoprire il valore della democrazia: se le città colpite si ricostruiscono senza un vero rapporto con i cittadini, si rischia di distruggerle per la seconda volta. Quando si spengono le telecamere, rimangono le comunità con i loro problemi. Non possiamo lasciarle sole», ha concluso l’assessore.

Il direttore della rivista di architettura Opere, Guido Incerti, ha sottolineato la necessità di una buona formazione/informazione: «la cultura della prevenzione deve inoltre diventare una cultura della conoscenza e dell’informazione. Per questo sarebbe auspicabile che in ogni città venissero creati dei luoghi pubblici dedicati alla progettazione di una coscienza collettiva sulla cultura della catastrofe, “epicentri” di informazione e luoghi di raccolta per la salvaguardia del panorama urbano e dei cittadini».

Cultura della prevenzione e della conoscenza significa cultura della riqualificazione delle strutture esistenti, che porta anche alla creazione di posti di lavoro e a muovere l’economia reale nella direzione della sostenibilità.

fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=21780&lang=it