INGV: Le 10 domande più frequenti sul terremoto del 6 aprile

Si sapeva che l’area colpita dall’evento del 6 Aprile 2009 fosse una zona sismicamente attiva?
Sulla base dei dati strumentali e storici, l’area aquilana si colloca chiaramente all’interno della fascia ad elevata sismicita’, in corrispondenza della zona assiale della catena appenninica. Storicamente e’ stata colpita ripetutamente da terremoti di intensita’ media e forte. Si ricordano tra questi i terremoti del 1461 (M=6.4), 1703 (M= 6.7), 1762 (M=5.9), 1916 (M=5.2) e 1958 (M=5.2).

Questa zona era gia’ stata identificata come area ad alto rischio sismico?
Sia nella mappa di pericolosita’ sismica a scala nazionale del 2004 (http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html) che in recenti lavori di dettaglio, quest’area era stata inclusa tra le più pericolose del nostro paese sulla base delle conoscenze geologiche e delle ricerche nel campo sismologico.

Che dimensioni ha la faglia responsabile del terremoto del 6 aprile 2009?
Dall’analisi di tutti i dati raccolti e’ stato possibile ricostruire la geometria e le dimensioni della faglia responsabile dell’evento di Mw6.3. Si tratta di una faglia a movimento diretto, lunga circa 18 km, che immerge circa 50° verso Sud Ovest e che si estende dalla profondita’ ipocentrale di circa 10 km, più o meno in maniera continua fino alla superficie. Il movimento relativo delle due parti della faglia hanno prodotto il ribassamento del settore a sudovest di circa 50 cm. Evidenze in superficie della faglia sismogenetica e della deformazione cosismica sono state ritrovate lungo la faglia di Paganica che corre a NE dell’abitato stesso. Questa faglia era stata gia’ riportata nei lavori geologici degli anni ’70 come faglia attiva .

Quali sono le faglie che si sono attivate durante il terremoto?
Durante la sequenza sismica si sono attivate diverse faglie presenti nell’area (per esempio la Faglia di Paganica e la Faglia della Laga). La Faglia di Paganica che e’ responsabile dell’evento principale si estende in superficie in maniera continua per circa 2.5 km sebbene sia possibile seguirla per una lunghezza totale di almeno 6 km. Questa struttura presenta sia caratteristiche proprie di una faglia (dislocazioni sul piano verticale) che di una frattura estensionale. Corrisponde in parte alla faglia di Paganica quaternaria, struttura gia’ identificata e mappata come faglia attiva e sismogenetica. La Faglia della Laga si e’ invece parzialmente attivata durante l’evento del 9 Aprile 2009 come suggerito dalla distribuzione della sismicita’.

Le diverse osservazioni sono coerenti tra loro?
L’orientazione della faglia di Paganica, nonché delle altre strutture tettoniche che si sono attivate durante la sequenza sismica, l’andamento della sismicita’ (dai meccanismi focali dei terremoti alla distribuzione della sismicita’ in pianta), i dati satellitari e geodetici coerentemente indicano un campo di sforzo attivo di tipo estensionale, caratterizzato da uno sforzo massimo posto sul piano verticale ed uno sforzo minimo orizzontale orientato in direzione NE-SW. I dati sono inoltre concordi nel definire geometria e dimensioni della faglia principale.

Prevedere un terremoto non e’ ancora possibile, ma cosa e’ stato fatto in questo campo durante l’evento de L’Aquila?
Per la prima volta al mondo sono state fornite giornalmente previsioni, in termini di probabilita’ nello spazio e nel tempo, di accadimento delle scosse di assestamento.

Cosa si può dire sulla reale esistenza dei fenomeni precursori?
Gli studi sui fenomeni precursori per quanto esaminati dall’intera comunita’ scientifica al momento non permettono di formulare alcun tipo di previsione a breve termine (luogo definito nell’ambito di pochi km, tempo definito in decine di ore).
La comunita’ scientifica continua comunque a impegnarsi per esplorare tutti gli aspetti del fenomeno sismico, compresi i fenomeni precursori, che però al momento non permettono di formulare alcun tipo di previsione a breve termine

Sono stati eseguiti studi degli effetti del terremoto sul contesto antropico. Quali sono i risultati principali?
Subito dopo l’evento del 6 aprile 2009 e’ stata realizzata una lunga e complessa indagine macrosismica che ha avuto inizialmente l’obiettivo di delimitare l’area di danneggiamento a supporto delle attivita’ di pronto intervento della Protezione Civile. Successivamente lo scopo e’ stato quello di classificare nel modo più accurato e capillare possibile gli effetti prodotti dall’evento.
Per la complessita’ e la dimensione dei problemi affrontati, questo terremoto ha costituito un banco di prova di grande importanza per la macrosismologia italiana (studio degli effetti del terremoto sul territorio).

Come mai i danni sulle abitazioni sono di entita’ così differente tra un paese e un altro, anche se vicini?
Oltre alle enormi differenze nel costruito, sono stati osservati rilevanti effetti di amplificazione in alcuni dei centri abitati più danneggiati causati da una estrema variabilita’ della risposta sismica locale.

Che vantaggio ci può dare per il futuro la ricerca su l’Aquila dopo il sisma?
Bisogna tenere presente che un sismologo non può pianificare i propri esperimenti in laboratorio e quindi ogni terremoto che avviene, seppur portatore di lutti e distruzione, e’ una grande occasione per apprendere di più su questo fenomeno. Il terremoto del 6 aprile ci ha permesso di investigare più a fondo il comportamento delle faglie che caratterizzano la catena appenninica, le modalita’ con cui la rottura si propaga, il ruolo dei fluidi crostali nell’innesco della sismicita’, l’influenza delle coperture più superficiali sulla distribuzione del danneggiamento, ci ha dato la possibilita’ di vedere con estrema precisione i movimenti del suolo dal satellite e di riconoscere le evidenze geologiche di terremoti del passato.
Il terremoto e’ stato anche una verifica della bonta’ delle analisi e dei modelli fatti finora nel campo della pericolosita’ sismica; infatti esso e’ avvenuto in una delle aree a maggiore pericolosita’ del territorio italiano. Poiché esistono molte altre aree ad alta pericolosita’, vista l’esperienza de L’Aquila, gli studi in corso si pongono come obiettivo l’individuazione di quelle aree che hanno la maggior probabilita’ di vedere un terremoto importante nei prossimi decenni. Questo per indirizzare le opere di prevenzione ed educazione nelle aree più esposte. In questo percorso il terremoto de L’Aquila sara’ utilizzato come analogo di riferimento.