Azioni a breve termine per il comune dell’Aquila. I “quattro saggi”: coinvolgere la gente, regole certe

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Un’agenda a breve termine per la Ricostruzione della citta’ di L’Aquila
Tema della Nota e’ l’intervento nelle aree del comune di L’Aquila maggiormente colpite dal sisma del 6 aprile 2009.
Le questioni rilevanti riguardano:
– I tempi e i modi dell’avvio degli interventi pubblici;
– I tempi, i modi e le regole dell’attivazione degli interventi privati (comprendendo in questa definizione speditiva l’insieme delle varie tipologie di proprietari);
– L’armonizzazione processuale e procedurale degli interventi, segnatamente sotto il profilo urbanistico e logistico.

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Da ilCentro.it (Enrico Nardecchia)

Riprendiamo il seguente e significativo articolo del 25 ottobre 2010, sull’importanza della partecipazione cittadina e regole certe, secondo i “quattro saggi”, per la rinascita della citta’:

Coinvolgere i cittadini. I comitati sono una risorsa. No alle imposizioni dall’alto. Per rifare il centro servono tasse. Regole certe, selezione delle imprese, trasparenza. No, non e’ il volantino di uno dei tanti movimenti civici sorti per vigilare sulla ricostruzione. Sono parole dei quattro saggi. Dopo la prima (e unica) uscita pubblica del 26 luglio 2010, quella del Ridotto blindato e dei cittadini accolti non da hostess ma dai celerini, i 4 esperti scelti per rafforzare le competenze della struttura tecnica di missione hanno partorito il primo documento di lavoro per L’Aquila. Il «contributo» e’ allegato alle «Azioni a breve termine» redatte dall’architetto Gaetano Fontana. Il sociologo Aldo Bonomi, l’economista Paolo Leon, l’urbanista Vittorio Magnago Lampugnani e gli uomini di Confindustria Cesare Trevisani e Giuseppe Mele dicono la loro sulla ricostruzione della citta’. Una ricostruzione che non c’e’.

IL SOCIOLOGO. Per Aldo Bonomi, sociologo e consulente del Cnel, «si delinea un’ipotesi di missione di comunita’, percorso di accompagnamento sociale volto a produrre e rafforzare la partecipazione e la condivisione delle forze sociali ed economiche del territorio al programma di ricostruzione». Servono una «coalizione sociale ed economica che interagisca nella definizione dell’agenda» e «concrete pratiche di democrazia partecipativa» per scongiurare «la dissipazione di capitale sociale e di fiducia» che possono portare a «fenomeni di abbandono e di rancorosa chiusura comunitarista». I rischi: «subire passivamente la ricostruzione» e «ridurre i soggetti collettivi e le istituzioni a “ceto di domanda” la cui funzione pubblica si esaurisce nel rivendicare e negoziare risorse particolari e programmi prioritari o straordinari». Di qui l’avvertimento: «Se alla dinamica della protesta non sara’ data possibilita’ di esprimersi sul terreno del confronto sui contenuti degli interventi di ricostruzione, finira’ inevitabilmente col restare prigioniera di un sindacalismo territoriale che premierebbe, nel medio periodo, gli intermediari più abili nel gestire l’interscambio col centro, logiche distributive di tipo selettivo e, nei casi peggiori, clientelismo e corruzione». La ricetta: «Ascolto del territorio e confronto tra coalizione locale e organismi di livello superiore». I gruppi di attori: le amministrazioni pubbliche; i comitati «soggetti portatori di interessi con diritto di parola e orientati a logiche proattive e progettuali, non di mera testimonianza rivendicativa»; associazioni di rappresentanza degli interessi economici; mondo delle professioni; sindacati e rappresentanze sociali; banche, Camera di commercio, Universita’.

L’ECONOMISTA. Paolo Leon, professore di Economia pubblica all’Universita’ Roma III, scrive che «il centro storico dell’Aquila e’ un bene unico e, per i significati simbolici che porta con sé, e’ un quasi-soggetto giuridico. Un bene della collettivita’ locale, nazionale e planetaria, al di la’ dell’interesse o dell’utilita’ dei singoli. Il danneggiamento non e’, perciò, soltanto riflesso nel valore assegnatogli dai proprietari danneggiati. Nel linguaggio dell’economia pubblica e’ un “bene di merito”, ha valore in sé. Di qui la necessita’ di finanziare la ricostruzione del centro con il ricorso alla fiscalita’ generale. Ma anche attraverso attivita’ di mercato. Il valore simbolico del centro storico non sta solo nella sua natura monumentale ma anche nella vita che vi si svolge e nelle attivita’ che vi si praticano. Gli abitanti possono esprimere, allo stesso tempo, l’utilita’ individuale nella ricostruzione come proprietari e utilizzatori e l’utilita’ sociale come cittadini. La ricostruzione», sostiene Leon, «e’ di per sé stessa un’attivita’ che genera impresa e occupazione, e perciò reddito. Nelle condizioni opportune, la ricostruzione può finanziare sé stessa. Per massimizzare gli effetti economici della ricostruzione nel territorio aquilano e’ necessario favorire imprese e lavoro locali: poiché, tuttavia, il mercato e’ libero, occorre accrescere la competitivita’ dei fattori di produzione locale rivelandone la specificita’». Sono necessari «aiuti, sostegni e sussidi alle imprese danneggiate». Nel pianificare la ricostruzione, per evitare che «il tempo necessario alla ricostruzione diluisca il ruolo dell’Aquila» si ritiene utile «ripristinare anche le attivita’ caratteristiche del capoluogo avvicinando gli abitanti alle loro attivita’» e «fornire localizzazioni temporanee intorno al centro storico per le attivita’ direzionali, altrimenti a rischio di emigrazione».

L’URBANISTA. Per Vittorio Magnago Lampugnani (Politecnico di Zurigo) «il progetto degli spazi pubblici considerera’ piccole modifiche, nei limiti in cui non venga stravolto il carattere della citta’ storica. Per le aree a breve propongo una giuria che possa valutare i progetti dal punto di vista sociale, economico e architettonico-urbanistico. Opportuno mettere insieme un prospetto di tutte le attivita’ di studio, analisi e progetto svolte sull’Aquila del dopo-terremoto per poter usufruire dei lavori più interessanti e scartare a ragion veduta quelli di minor interesse».

CONFINDUSTRIA. Cesare Trevisani e Giuseppe Mele sottolineano l’importanza della «selezione delle imprese» e dell’utilizzo «virtuoso e trasparente del mercato». La ricostruzione «deve diventare una grande opportunita’ di rilancio e di proiezione verso il futuro del territorio, dei cittadini e delle imprese». Va evitato «l’eccesso di dirigismo senza rinunciare alla qualita’ della ricostruzione e al controllo dei processi. La stima di 10,5 miliardi di fabbisogno finanziario e’ un flusso capace di rilanciare l’economia aquilana».