Edifici E: ricostruzione in stallo, attesa l’ordinanza gioiello di Chiodi

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Cento contributi definitivi al mese, di questo passo oltre 5 anni per smaltire le pratiche

Entro il 2013 tutti gli edifici saranno ricostruiti, fuori i centri storici si intende. E’ l’ultima promessa congiunta del commissario Chiodi e del suo vice Cicchetti, che insieme al sindaco Cialente si configurano fra i principali artefici delle sorti della città nel post-terremoto.
E’ infatti in arrivo la nuova ordinanza “salva ricostruzione”, quella partorita dopo 2 anni e mezzo dal sisma e che risolverà con un magico “Sim Sala Bim” tutti i problemi attuali, anche se non si capisce perché non sia stata fatta prima allora.
Era appena fine luglio quando Chiodi aveva già individuato una prima soluzione: «Si è stabilito che, nel pieno rispetto delle modalità e dei tempi dettati dall’ordinanza 3790 e alla luce della sentenza pronunziata dal Tar Abruzzo» affermava il commissario «l’approvazione delle pratiche dovrà essere portata a termine dalla filiera Fintecna-Cineas-Reluis entro e non oltre 60 giorni dalla presentazione».
Un’affermazione precisa, dettata da un’ordinanza e una sentenza del Tar. O forse dalla disperazione di placare gli animi di molti, dato che appena un mese e mezzo dopo ecco la nuova profezia: «Le pratiche presentate entro il 31 agosto scorso dovranno giungere ad ammissione a contributo definitivo entro il prossimo dicembre»
Da un massimo di 2 mesi, a fine luglio, ora siamo a un minimo di 4 mesi. La coerenza non sembra essere il massimo per il commissario alla ricostruzione. Come per le macerie in passato: erano sufficienti 2 mesi, anzi no 2 anni, o forse erano 70?
“Sim Sala Bim”, un tocco di ordinanza magica alla Silvan e tutti i problemi saranno risolti. Al momento, l’unica realtà, quella fatta di numeri che non possono essere manipolati se rappresentati nella loro cruda essenza, è che la ricostruzione è in stallo totale. E, francamente, frega anche poco da chi dipenda, se serva un’ordinanza gioiello o un frustino da calare sulla filiera o sui tecnici, che a suon di milioni di euro stanno gestendo la ricostruzione della città.
Fissiamo pure in 2 anni i tempi massimi per la riparazione di un edificio, ma smettiamola di prendere in giro gli aquilani con il gioco delle promesse non mantenute. Dica Chiodi cosa farà se a fine dicembre non saranno stati concessi tutti i contributi definitivi. E cosa accadrà a breve se, come per i numeri dall’1 luglio al 16 settembre (vedasi tabelle nell’articolo), dovessimo ancora riscontrare in due mesi e mezzo un incremento di appena 232 contributi definitivi concessi dal comune dell’Aquila, nonostante i 1175 esiti positivi di Reluis, i 554 di Cineas, e 3077 pratiche nuove in Fintecna.
Circa 93 contributi definitivi al mese concessi dal comune, e quasi 6300 pratiche E al 16 settembre ancora da completare. Mantenendo questo ritmo serviranno non meno di 5 anni per smaltire le pratiche della ricostruzione pesante, cui aggiungere i 2 anni per eseguire i lavori.

Dica Chiodi chi risponderà, e come, dei ritardi della filiera, di pratiche che vanno avanti a singhiozzo per mesi, lasciate talvolta nell’oblio totale. Numeri, inconfutabili, che oggi stanno a testimoniare che i tre moschettieri della ricostruzione hanno al momento fallito, mentre si cerca di mettere l’ennesima pezza a una gestione approssimativa fatta di conflitti perenni o di accordi dettati dalla sopravvivenza politica e amministrativa.
Non ci resta che attendere, e verificare i benefici promessi da quest’ennesimo coniglio magico dal cappello del commissario. Ma che sia l’ultimo appiglio concesso, perché il fine che interessa è la ricostruzione rapida della città, che rischia una lenta agonia se non arriveranno da subito misure concrete ed efficaci.
Entro fine anno i 3 moschettieri diano prove concrete delle loro promesse. O prendano le loro spade di grissino, e vadano a fare altro, ovunque desiderino, ma non a L’Aquila.

di Patrizio Trapasso