ECONOMIA: L’AQUILA TROVA AL SUO INTERNO LA FORZA PER RIPARTIRE

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[da Il Sole 24 Ore] È calato un silenzio che si sente attorno all’Aquila e al suo cratere sismico. Speriamo sia un silenzio operoso per i 57 comuni colpiti e per il centro storico della città capoluogo di regione. Il sistema locale aquilano, dopo aver costituito una delle aree più dinamiche dell’economia regionale, nell’ultimo decennio è stato investito da tre lunghe derive depressive.
Prima un rapido processo di deindustrializzazione, accompagnato da un debole sviluppo del terziario. Il terremoto coglie il territorio in questa già delicata transizione. Accelerando le dinamiche già in atto, inasprendo alcuni fattori di criticità: condizioni della popolazione anziana, giovani e opportunità di lavoro sul territorio, basso sviluppo dell’iniziativa locale, carenza di reti di posizionamento della città regione nel suo essere spazio di mezzo tra Roma e Pescara, tra Teramo e Napoli. Se poi aggiungiamo la crisi attuale, che come un ‘altro “terremoto” morde indifferente tutti i territori e le strutture imprenditoriali, si capisce la paura di non farcela e di essere lasciati soli. Che ha preso gli anziani, in preda all'”apocalisse culturale” che ti assale quando, persa la casa e trasferito altrove, pur abitando, non ti riconosci più in ciò che ti era abituale. Che prende i giovani che, come documentano gli interventi psicosociali, vedono schizzare verso l’alto gli indicatori del loro malessere psichico. Molti sono in preda a strategie di uscita,”parlano con i piedi” andandosene dal cratere. Per fortuna, una parte di loro ha preso voce rompendo il silenzio dato dalla perdita dell’identità dell’abitare e di riconoscersi nei propri luoghi.
L’Aquila è una città giovane. Grazie alla sua università, erano tra gli otto e i novemila gli studenti fuori sede che abitavano nel centro storico dell’Aquila occupando quasi 7mila abitazioni. Stime del centro studi della Camera di commercio indicano in cento milioni il volume di affari dell’indotto universitario. Che tiene ancora anche grazie all’università esentasse. Ma che vede la residenza spalmata nella città marmellata ed espansa attorno al centro della città regione. L’Aquila è passata da un’espansione di 7 km ai 30 della new town con le sue new towns dell’emergenza.
Erano tra le sette e le ottocento unità gli esercizi commerciali che stavano nella “zona rossa”, con un volume di affari calcolato attorno ai 230 milioni. Erano circa mille le unità degli studi professionali, avvocati commercialisti studi di architettura ingegneria…, con un giro di affari stimabile attorno ai 90 milioni. Oltre le case, il terremoto ha scoperchiato la società: il suo tessuto produttivo già in difficoltà, le sue attività commerciali e professionali. Con l’illusione, che è durata poco, di essere con il G8 al centro del mondo e all’attenzione del sistema paese. Spente le luci della società dello spettacolo, la società aquilana si è polarizzata tra l’attesa dell’economia della ricostruzione e la voce del “movimento delle carriole” che mobilitava le passioni di riavere tutto come era e dove era in un sentire sincretico da nostalgia di futuro. Mancava un protagonismo della società di mezzo. Quella che attraverso il sistema delle rappresentanze mobilita gli interessi.
Le forze sociali, compresa la Camera di Commercio, avevano ricostruito le loro sedi nella città espansa, avevano incontrato il Prefetto dando i numeri drammatici per il lavoro e per le imprese durante l’emergenza, ma, al di là della denuncia, mancava un progetto, un’idea di sviluppo da affiancare al come era e dove era dell’identità di territorio. È un segno di vitalità, una ripresa di voce, un uscire dall’afasia la convocazione, da parte della Camera di commercio con tutto il sistema della rappresentanza, degli Stati Generali dell’Economia e del Lavoro della provincia dell’Aquila per domenica 16 ottobre. Con l’obiettivo di discutere, partendo dal tessuto dell’economia locale, di un fare impresa, agricoltura, commercio e turismo possibile. Qui ed ora, e delineando ciò che verrà. Partendo da un’ economia della montagna che salvaguardi i piccoli comuni e le attività minute del territorio. Prendendo in considerazione l’ipotesi di una zona franca in grado di attrarre imprese e nuove attività economiche. Scavando nei numeri del registro delle imprese che ha visto un aumento molto alto di insediamento di nuove unità locali fatto spesso da sedi di imprese che vengono da fuori, attratte dall’economia della catastrofe. Numeri che non bastano se non saranno circondati da numeri reali di tenuta e aumento delle attività economiche locali. È un segno di voler rioccupare lo spazio di rappresentazione dell’Aquila e della sua provincia nell’ambito regionale, a partire dalle antiche questioni tra la costa e l’interno e l’andare verso Roma e verso Napoli. Ed è anche un voler tracciare un’ agenda degli interessi, che dai frammenti corporativi si fa coalizione attorno al sistema camerale, utile ai decisori politici – Comune Provincia e Regione – preposti alla ricostruzione.
In piccolo, ma importante, si assiste localmente a un protagonismo delle forze sociali simile al documento unitario che le strutture nazionali hanno proposto al governo in questi tempi di crisi. C’è un altro segno positivo nel silenzio che avvolge l’Aquila. Il proliferare di iniziative dal basso di solidarietà e mutualismo della società civile e del volontariato ha fatto condensa nella costituzione della Casa del Volontariato e delle Associazioni. Gli stati generali delle economie del lavoro mobilitano quella che io chiamo la comunità operosa. Nella casa del volontariato e delle associazioni fa condensa la comunità di cura. Il prendere voce di queste due polarità degli interessi e delle passioni della società e il loro incontro può rompere il silenzio sull’Aquila e sulla sua ricostruzione.
di Aldo Bonomi – il Sole 24 Ore