L’AQUILA, ORA SERVONO I COLLEGAMENTI

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Guardare avanti, oltre la ricostruzioneRaffaele Galdi, 24enne aquilano neo laureato al Politecnico di Milano in Pianificazione Urbana e Politiche Territoriali, ha contattato via mail Wired per presentare la sua tesi: un piano strutturale urbano della città colpita dal sisma. Nello specifico, Galdi pone l’accento sul fenomeno di dispersione urbana – il termine tecnico è sprawl – accentuatosi in seguito al disastro del 2009.

L’esplosione della zona centrale e la nascita nuovi quartieri, spiega, ” avviene di solito in 50 anni” e la rapidità con cui sono sorte zone e centri commerciali attorno a l’Aquila impone una gestione specifica della situazione. Prima di tutto per ciò che riguarda i collegamenti. L’ isolamento di determinate aree è, in effetti, un problema molto sentito. Molto aquilani, durante il barcamp del 15 aprile, hanno raccontato il senso dell’espressione comunità sparpagliata, e associazioni come  VIVIAMOLAq sono nate proprio per cercare di portare servizi e vita laddove si è perso il tessuto sociale.

Raffaele Galdi propone la riattivazione della rete ferroviaria, laddove è ancora inutilizzabile, e la creazione di un sistema di trasporto pubblico intelligente che si nodi su tre livelli, coprendo il centro e le periferie. I quartieri del progetto C.A.S.E., sottolinea Galdi, sono scollegati fra loro e alcuni non sono tutt’ora raggiungibili.

Quando la fase di emergenza sarà un ricordo, bisognerà decidere come utilizzare le aree decentrate: l’idea è quella di creare dei campus per le università, omologando le zone dal punto di vista estetico e avvicinando fisicamente le strutture. Due esempi sono i quartieri di Coppito e Roio. In generale, Galdi immagina centralità urbane multiple. Una volta ricostruito il centro, i fulcri dell’attività della città saranno molteplici, ognuno caratterizzato da una specificità. L’area di Piazza D’Armi, per esempio, verrà sfruttata per la sua vicinanza al casello dell’autostrada e manterrà la sua spiccata vocazione sportiva. Altra parola chiave del progetto di Galdi è verde, variabile che deve caratterizzare un sistema continuo. Confini delle mura compresi.

Sono solo belle parole di uno studente? Non proprio. L’analisi di Raffaele Galdi è ora utilizzata dal docente Federico Oliva, consulente del ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca.

(di Martina Pennisi, da Wired.it)