Tutto ha un prezzo. Anche una medaglia – non richiesta, ma concessa per meriti dallo Stato – che dovrebbe testimoniare lo spirito di sacrificio profuso dai vigili del fuoco in una catastrofe da 309 vittime, delle dimensioni del terremoto di L’Aquila.
È possibile? La risposta è sì: 130 euro – da pagare a una ditta privata individuata dalla Protezione Civile – per la medaglia e 210 se si vuole anche una speciale pergamena, la spilletta e altri gadget. Il “kit della vergogna”, l’ha ribattezzato qualcuno.
Una contraddizione, una delle tante che ruotano intorno alla tragedia aquilana, che ha fatto drizzare i capelli ai vigili del fuoco.
Sì proprio loro. Gli eroi delle 24 ore. Non quelli per un giorno né quelli finti e/o mercenari. I pompieri, il corpo più amato (e uno dei più malpagati) d’Italia, apprezzati da tutti per la capacità di soccorrere la popolazione sempre, e senza chiedere nulla in cambio. Gli stessi vigili del fuoco che nel giorno della patrona Santa Barbara, il 4 dicembre, recitano “il rischio è il nostro pane quotidiano”. Come non essere d’accordo con questo verso.
E come ogni eroe che si rispetti, coloro che si sono distinti per meriti e spirito di abnegazione in una missione tanto impegnativa quanto necessaria come quella di un terremoto meritano una bella medaglia. Da collezionare, da affiggere a una parete di casa, in ufficio o, perché no, da mettere sulla divisa. Ma non è gratis.
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E allora la riflessione sorge spontanea: ma se da un lato – quello dei soldi pubblici – ci sono gli straordinari non pagati, la benzina centellinata, la spending review con conseguente blocco di investimenti e persino della manutenzione straordinaria dei mezzi, dall’altro, è regolare che quella stessa amministrazione chieda ai vigili del fuoco meritevoli di pagare la medaglia di tasca propria? E non costa neanche poco. «È un controsenso», commenta Massimiliano Berti, dell’Usb, Unione sindacale di base di Livorno, che come tanti pompieri labronici, nei giorni scorsi ha ricevuto un attestato di benemerenza (gratis, almeno quello) per il servizio svolto a L’Aquila, con allegata una lettera che spiega come fare a comprare a 130 euro la ormai famigerata medaglia. «Siamo circa duecento e tutti siamo stati a L’Aquila – dice Berti – ma nessuno di noi l’ha comprata. A che serve?». Uomini di sostanza i vigili del fuoco. |
Nella preghiera di Santa Barbara, i pompieri si definiscono “votati alla rinuncia”. «Sì, ma non a farci prendere per i fondelli – commenta Antonio Jiritano, del coordinamento nazionale dei vigili del fuoco e rappresentante dell’Usb – Noi abbiamo dato battaglia su questo punto. Prima le medaglie erano gratuite, ma da L’Aquila in poi è cambiato tutto. La cosa assurda è che io quei soldi non li devo dare allo Stato, ma a una ditta privata. E la lettera ricevuta – conclude – non è timbrata dal mio ministero, quello degli Interni, ma dalla Protezione Civile…».
Ecco il documento:
fonte: Il Tirreno























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