I primi risultati del lavoro di verifica dei Vigili del fuoco: su 1.312 edifici ispezionati il 23% è stato raso al suolo e il 24% è gravemente danneggiato. Quelli di proprietà di privati hanno retto meglio di quelli pubblici
di Fabio Tonacci, Repubblica.it – La mappa della devastazione del terremoto del 24 agosto la stanno disegnando al chilometro 129 della strada provinciale Salaria. Non lontano da Amatrice, c’è un edificio biancastro e squadrato dove si è sistemato temporaneamente il Nis, il Nucleo interventi speciali dei Vigili del fuoco. Una squadra di 19 persone – ingegneri, topografi, piloti di droni, speleologi, informatici – sta elaborando i dati che giorno dopo giorno arrivano dai 15 verificatori che si muovono tra le macerie dei comuni di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Norcia. “Siamo ormai all’80 per cento del lavoro”, esordisce il comandante e ingegnere Cristiano Cusin, che già ha vissuto, da capo del nucleo di Ferrara, l’emergenza sisma dell’Emilia Romagna nel 2012. “I risultati che stiamo raccogliendo sono peggiori di quanto ci si poteva aspettare”.
Ecco dunque la prima, documentata, fotografia dello stato degli edifici del cratere del sisma, aggiornata alla sera del 6 settembre. Da cui si scopre, per esempio, che in percentuale le case dei privati hanno retto leggermente meglio degli edifici pubblici strategici (cioè quelli di interesse per il sistema di Protezione civile, quali ad esempio le caserme e le scuole) e delle chiese: il 64 per cento delle abitazioni risulta crollato o gravemente lesionato, contro il 74 per cento di caserme e chiese. Una consolazione assai magra, se andiamo a vedere i numeri assoluti della mappatura del Nis, che classifica ogni singolo immobile secondo un triage che va dal colore verde scuro (“sostanzialmente indenne”), al giallo (“con criticità significative”), al rosso (“critico”) e, infine, al nero (“crollato”).
E dunque, su 1.312 edifici ispezionati finora nei quattro comuni 303 sono rasi al suolo (il 23%). Uno su quattro non esiste più. Altri 315 sono gravemente danneggiati (il 24%), e 219 presentano criticità significative (il 17%). Potrebbero essere demoliti o sottoposti a pesanti e costosi interventi di ricostruzione, prima di essere di nuovo abitabili. Solo 403 case su 1.312, dunque meno di un terzo del totale, sono uscite “sostanzialmente indenni” dalla scossa del 24 agosto. Che non significa, però, che siano agibili già adesso. Gli abitanti potranno farvi ritorno solo dopo che i tecnici della Protezione civile avranno fatto un sopralluogo definitivo, dall’esito positivo.
“Abbiamo usato un sistema di mappatura del tutto nuovo, testato per la prima volta dopo il terremoto in Nepal sui palazzi delle Nazioni Unite”, spiega il comandante Cusin, mentre sul monitor scorrono le schede del censimento. “Una prima fase, svolta nelle ore a ridosso dell’emergenza e che noi chiamiamo ‘Radio check’ perché usiamo un collegamento radio per inviare dati, ci è servita per avere un’idea delle zone più colpite. Ora siamo alla seconda fase, la mappatura edificio per edificio: i dati vengono inviati all’Università di Udine per un controllo ulteriore, poi trasmessi al Dicomac della Protezione civile. Nelle schede i nostri tecnici segnalano anche un potenziale primo intervento da fare sulla struttura: se non è da demolire, può essere puntellata o consolidata con opere provvisionali”.
Nelle 49 frazioni del comune di Amatrice i palazzi in nero completamente crollati, 153, sono addirittura più di quelli rimasti in piedi “incolumi”, 133, segnalati in verde. Altri 116 immobili sono gravemente danneggiati, e solo 14 case sono classificate “prontamente ripristinabili” con piccoli interventi. Sulla mappa elaborata dal computer dei vigili del fuoco, però, il centro storico di Amatrice è coperto da un unico, uniforme, bollino nero. “Perché lì tutto è venuto giù”, spiega il vice comandante del Nis Ciro Bolognese. “I nostri verificatori non ci sono ancora entrati”.
Continuando con i numeri: ad Arquata del Tronto, 366 edifici distrutti o pericolanti e 232 usciti indenni, ad Accumoli 19 crollati, 54 gravemente danneggiati, 16 in condizioni critiche e solo 28 classificati in verde. È una fotografia della distruzione quasi completa. Una fotografia che più viene messa a fuoco dai vigili del fuoco, e più peggiora.
fonte: repubblica.it
























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