IL NUCLEARE CHE NON C’E’ E CHE CI COSTA MILIARDI DI EURO

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Probabile scontro politico-sociale sul Deposito Nazionale delle scorie nucleari

4,8 miliardi di euro di attivita’ per arrivare al “prato verde”, con la bonifica ambientale dei siti nucleari che si concludera’ nel 2025 (1,7 mld per lo smantellamento delle centrali di Latina, Trino, Caorso e Garigliano; 0,9 mld per il riprocessamento del combustibile; 1,4 mld per il mantenimento in sicurezza di centrali e impianti e 0,8 mld per il conferimento a deposito dei manufatti condizionati) . L’annuncio durante la presentazione nei giorni scorsi del piano industriale 2011-2015 da parte della Sogin (Societa’ Gestione Impianti Nucleari Spa).

Istituita nel quadro del riassetto del sistema elettrico, in ottemperanza al decreto legislativo n. 79 del 1999, con quale fu disposta la trasformazione dell’Enel in una holding formata da diverse societa’ indipendenti, la Sogin ereditò tutte le attivita’ nucleari dell’Enel, con il compito di realizzare il “decommissioning” delle quattro centrali nucleari italiane.

Il decommissioning riguarda la gestione della fase finale del ciclo di vita degli impianti, che include le attivita’ di allontanamento del combustibile nucleare, decontaminazione e smantellamento delle strutture e gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Operazioni che hanno l’obiettivo di bonificare le aree, finché il sito viene portato al “green field” (prato verde), ovvero privo di vincoli radiologici e reso disponibile per un suo futuro riutilizzo.

IL PROBLEMA DEL DEPOSITO NAZIONALE: dal 2010 la Sogin ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico, comprensivo del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. «Il tallone d’ Achille sono le autorizzazioni», ha riferito l’amministratore delegato, Giuseppe Nucci, durante la presentazione del piano quinquennale. Nel deposito vanno a confluire anche i residui della medicina nucleare (come radiografie o materiale radioterapico, in aumento) industriale e ricerca, e sebbene siano stati individuati una cinquantina di siti si attende una decisione politica al riguardo.

«La necessita’ del Deposito si fa più stringente – ha spiegato Nucci – per varie ragioni, tra cui quella che prevede il ritorno in Italia tra il 2020 e il 2025 delle barre di combustibile delle vecchie centrali spedite in Francia per essere trattate. Inoltre c’è il monito Ue a dotarsi del Deposito nazionale entro il 2015»

Gli investimenti previsti per la localizzazione e la realizzazione del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e del Parco tecnologico, ammontano a circa 2,5 miliardi di euro Se a questi aggiungiamo gli 1,7 miliardi di risorse gia’ impegnate negli ultimi dieci anni nel programma nucleare in Italia, si arriva alla ragguardevole cifra di 9 miliardi.

Un annuncio, quello relativo al deposito nazionale, che sicuramente scatenera’ polemiche locali. Diverse regioni gia’ si sono opposte ad averlo nel proprio territorio, la scelta definitiva sara’ sicuramente un motivo di scontro politico e di rilevante impatto sociale.

di Patrizio Trapasso

(ilCapoluogo.it)

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