[da Avvenire.it] – Non glielo dite al sindaco che se arriva il terremoto l’ospedale rischia di venire giù. «Ufficialmente, non ho ricevuto la relazione di cui mi parla» risponde Fabio Federico non appena si affronta il tema del Santissima Annunziata. È il sindaco più longevo in questa città dove nessuno porta a termine il proprio mandato; l’assessore che ha seguito il dossier ospedale si è appena dimesso e il direttore dell’Asl ha tentato di farlo.
La “relazione” – che poi è una verifica tecnica dei livelli di sicurezza sismica, sepolta dal 2008 nei cassetti della Regione Abruzzo che l’aveva commissionata – non è però l’unico documento a sancire che l’ala vecchia presenta «meccanismi fragili» e indicatori di rischio sismico «nettamente inferiori» ai valori di legge, che servono interventi di adeguamento «consistenti e molto estesi» e che «le rotture avvengono quando la struttura non ha ancora potuto esprimere le proprie caratteristiche di duttilità».
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Un po’ come la lattina di alluminio che a un certo punto si accartoccia, esemplificano gli ingegneri del comitato M 6.5, Carlo Fontana, Giuseppe Consorte e Carlo Speranza, che hanno denunciato il caso. Siamo a un’ora dall’Aquila, l’ospedale San Salvatore non si è ancora ripreso dal terremoto del 2009 e se un dossier come questo, che attesta «criticità diffuse» in un edificio progettato nel ’49 ed edificato tra il ’58 e il ’71, finisse “ufficialmente” sul tavolo del sindaco non ci sarebbe alternativa allo sgombero. Anche perché Sulmona, colpita marginalmente dal sisma di tre anni fa, sorge su una faglia, quella del Morrone, che divide gli scienziati: c’è chi ritiene che non si sia mai attivata e che si stia ancora “caricando” e chi invece le addebita il terremoto della Maiella del 1706, che seguì di tre anni quello che distrusse l’Aquila. |
In entrambi i casi le ansie dei sulmonesi – e di tutti i peligni, visto che la faglia arriva a Popoli – sono comprensibili. Come i nervosismi della direzione sanitaria: non ci autorizza a parlarne con i medici della Pediatria, che lavorano nell’ala sott’accusa.
«A Sulmona – ammette tuttavia Federico, anche lui medico – molte neomamme iniziano a preferire Avezzano, se continua così rischiamo di perdere il punto nascite». (continua a leggere su Avvenire.it)
























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