Ci sono tecnologie che permettono di prevedere con precisione i terremoti? Cosa sono i precursori sismici? A che cosa servono? Facciamo un po’ di chiarezza scientifica sull’argomento. (da Focus.it) .
Esiste un metodo scientifico e affidabile che permetta di prevedere con certezza dove e quando si verificherà un terremoto?
Purtroppo no. Oggi i terremoti possono essere previsti solo statisticamente: analizzando la storia sismica di una determinata zona è cioè possibile stimare la probabilità che si verifichi un terremoto entro un certo intervallo di tempo.
Geofisica e statistica possono delle indicazioni sulle zone maggiormente esposte al rischio sismico, ma nessuno è in grado di stabilire il momento esatto in cui questo si manifesterà.
I recenti terremoti che hanno colpito la Nuova Zelanda e il Giappone sono un esempio: nessuno poteva prevedere questi grandi cataclismi.
Purtroppo no. Oggi i terremoti possono essere previsti solo statisticamente: analizzando la storia sismica di una determinata zona è cioè possibile stimare la probabilità che si verifichi un terremoto entro un certo intervallo di tempo.
Geofisica e statistica possono delle indicazioni sulle zone maggiormente esposte al rischio sismico, ma nessuno è in grado di stabilire il momento esatto in cui questo si manifesterà.
I recenti terremoti che hanno colpito la Nuova Zelanda e il Giappone sono un esempio: nessuno poteva prevedere questi grandi cataclismi.
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Che cosa sono i precursori sismici?
I precursori sismici sono parametri chimici, fisici e geologici che subiscono dei cambiamenti prima di un terremoto. Possono essere classificati in
I precursori sismici sono parametri chimici, fisici e geologici che subiscono dei cambiamenti prima di un terremoto. Possono essere classificati in
– Precursori geochimici: variazione della concentrazione di alcuni elementi chimici radioattivi, tra cui il radon, nelle acque sotterranee e nei gas al suolo.
– Precursori geofisici: mutazioni nella velocità e nelle caratteristiche di alcuni specifici tipi di onde sismiche e delle caratteristiche elettromagnetiche delle rocce.
– Precursori geodetici: cambiamenti nella posizione e nell’inclinazione di rocce e parti della superficie.
– Precursori sismologici: sono i microterremoti rilevabili solo strumentalmente che si possono verificare prima di un grande evento sismico.
– Precursori geofisici: mutazioni nella velocità e nelle caratteristiche di alcuni specifici tipi di onde sismiche e delle caratteristiche elettromagnetiche delle rocce.
– Precursori geodetici: cambiamenti nella posizione e nell’inclinazione di rocce e parti della superficie.
– Precursori sismologici: sono i microterremoti rilevabili solo strumentalmente che si possono verificare prima di un grande evento sismico.
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I precursori sismici possono prevedere i terremoti?
No, anche se negli ultimi anni la scienza ha prestato grande attenzione alle variazioni dei parametri geofisici rilevabili prima di un terremoto. Purtroppo fino ad oggi nessuno è riuscito a validare nella pratica i risultati degli studi e delle teorie sui sensori sismici: il loro utilizzo nella previsione dei terremoti può portare a falsi allarmi che, scatenando il panico nella popolazione, possono essere tanto pericolosi quando un sisma.
Gli scienziati non escludono comunque che, in futuro, lo studio dei precursori sismici possa fornire indicazioni utili alla previsione dei terremoti.
No, anche se negli ultimi anni la scienza ha prestato grande attenzione alle variazioni dei parametri geofisici rilevabili prima di un terremoto. Purtroppo fino ad oggi nessuno è riuscito a validare nella pratica i risultati degli studi e delle teorie sui sensori sismici: il loro utilizzo nella previsione dei terremoti può portare a falsi allarmi che, scatenando il panico nella popolazione, possono essere tanto pericolosi quando un sisma.
Gli scienziati non escludono comunque che, in futuro, lo studio dei precursori sismici possa fornire indicazioni utili alla previsione dei terremoti.
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Cos’è il sistema di early warning sui terremoti implementato in Giappone?
A differenza di quanto riportato da alcuni media nei giorni immediatamente successivi al sisma che lo scorso 11 marzo ha colpito il Giappone, nemmeno questo paese ad elevatissimo rischio sismico dispone di un sistema di previsione dei terremoti.
Esiste però da qualche anno una rete di monitoraggio che, al momento della scossa, è in grado di avvisare via SMS gli abitanti della zona di ciò che sta succedendo con qualche decina di secondi di anticipo, sufficienti per mettersi in salvo. L’onda sismica infatti impiega 20-25 secondi a percorrere 100 km. Nel campo della ricerca sui precursori c’è ancora molto da fare, sia in termini di sviluppo metodologico che di validazione statistica dei risultati, prima di una loro reale applicabilità in chiave operativa.
A differenza di quanto riportato da alcuni media nei giorni immediatamente successivi al sisma che lo scorso 11 marzo ha colpito il Giappone, nemmeno questo paese ad elevatissimo rischio sismico dispone di un sistema di previsione dei terremoti.
Esiste però da qualche anno una rete di monitoraggio che, al momento della scossa, è in grado di avvisare via SMS gli abitanti della zona di ciò che sta succedendo con qualche decina di secondi di anticipo, sufficienti per mettersi in salvo. L’onda sismica infatti impiega 20-25 secondi a percorrere 100 km. Nel campo della ricerca sui precursori c’è ancora molto da fare, sia in termini di sviluppo metodologico che di validazione statistica dei risultati, prima di una loro reale applicabilità in chiave operativa.
























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