8 Ottobre 2012 – Massima allerta. Lo sciame sismico che dal 2010 investe l’area del Pollino-Mercure richiede la massima allerta e soprattutto un potenziamento del sistema di monitoraggio, con controlli continui del territorio. Questa volta a lanciare l’allarme è la Commissione per le previsione e la prevenzione dei grandi rischi che due giorni fa ha analizzato la sequenza sismica che riguarda l’area del Mercure – Pollino. Una riunione – scrive il sito internet de “La Gazzetta del Sud” -, seguita da una nota in cui viene evidenziata non solo la necessità di un potenziamento del monitoraggio del territorio, ma anche il fatto che lo sciame sismico stia avvenendo con una magnitudo crescente.
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In particolare, secondo quanto sottolineato dalla Commissione «negli ultimi sei mesi la distanza temporale tra uno sciame sismico e il successivo è andata diminuendo e la sisimicità di fondo tra gli sciami è in aumento». Ma non solo. Secondo la commissione, «la sequenza degli sciami in corso mostra un’accelerazione, con la riduzione progressiva dell’intervallo tra i singoli sciami ed un aumento della sismicità di fondo tra uno sciame e l’altro». Il che significa che gli sciami aumentano ed anche d’intensità. Tra l’altro, la sequenza di scosse avviene «in una delle macro-aree maggiormente sismiche in Italia» ma dove «la storia sismica non ricorda grandi eventi almeno negli ultimi cinque secoli, mentre dal catalogo delle faglie attive risultano strutture sismogenetiche capaci di generare terremoti di medie e di grandi dimensioni». |
Dalle analisi, poi, oltre a venire fuori che la sequenza «ha attivato un sistema di faglie dirette immergenti», è emerso che per la sequenza dell’inverno 2011-2012 «le probabilità di un evento con magnitudo 5.5 sono aumentate rispetto al background di 100 volte e nell’area la probabilità giornaliera di eventi con magnitudo 5.5 è passata dai valori di background di circa 1/200mila a 1/2mila per giorno o 1/3mila nella settimana».
Servono, quindi, controlli e monitoraggi. La commissione grandi rischi lo raccomanda a Regione Provincia e soprattutto chiede anche che tutti i dati a disposizione dai diversi enti, in quel territorio, vengano messi insieme. A cominciare dai «dati dei satelliti e da quelli delle indagini geofisiche per la ricerca di idrocarburi». Un passaggio che non può essere più rimandato» e «le cui difficoltà tecniche devono essere superate quanto prima» conclude la Commissione. (da afinews.it)
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