PROCESSO GRANDI RISCHI: PARENTI VITTIME, CI HANNO RASSICURATO

CONDIVIDI

“Vai tranquillamente a dormire, stai tranquilla, ci vediamo domani mattina”. Nell’aula C del tribunale dell’Aquila la testimone Linda Giugno ricorda cosi’ le ultime parole che ha sentito dal fratello, un forestale, prima che la scossa del 6 aprile 2009, lo portasse via assieme alla moglie e alla figlia che quest’ultima aspettava.
Sono le prime, drammatiche testimonianze dell’udienza del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo consultivo della presidenza del Consiglio accusato in blocco di aver falsamente rassicurato gli aquilani causando 309 vittime nel sisma.

Oggi il processo e’ entrato nel vivo con i primi interrogatori. I pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio hanno ascoltato tecnici che hanno operato nelle prime ore del sisma e parenti delle vittime per dimostrare che le risultanze della riunione del 31 marzo, una settimana prima del sisma, hanno indotto la popolazione a sottovalutare il rischio sismico che c’era.

Dalla testimonianza e’ emerso un diverso atteggiamento, relativamente alle varie scosse che si susseguirono in quei giorni, nei dialoghi tra la signora Giugno e suo fratello: dopo la scossa 4.1 del 30 marzo. “Mi disse l’importante e’ che rimanete in giro – ha raccontato la donna, mentre dopo la prima del 5 aprile – Eravamo stati tutti rassicurati compreso mio fratello. Se c’era qualcosa che non andava era in grado di saperlo prima di altri, sicuramente prima di me. In quel periodo si parlava sicuramente di terremoto. Io non avevo sentito informazioni, ma lui le aveva apprese.

Siamo stati rassicurati, mi disse ‘terremoti piu’ forti sicuramente non ci saranno, e’ inutile che scappiamo a destra e sinistra. Mi ha preso pure in giro“. E’ stata poi sentita un’altra donna, Franca Giallonardo, che nel sisma ha perso entrambi i genitori nel crollo di un edificio in via Campo di Fossa. “Stavano tranquilli – ha ricordato – perche’ abitavano in un palazzo di cemento armato ed erano stati rassicurati dai media. Rassicurazioni c’erano in continuazione, dicevano che bisognava stare tranquilli, che lo scarico di gas non avrebbe consentito una scossa. Parlando di esperti, mio padre si riferiva alla commissione Grandi rischi, a chi registrava le scosse, a chi era del settore“.

Poi e’ stato sentito Giuseppe Calvisi, medico legale della Asl dell’Aquila che dal 6 aprile ha lavorato dalle 6 del mattino fino alle 4 di quello successivo, facendo l’esame esterno delle vittime per scoprire le cause della morte su circa 250 delle 309 vittime della tragedia. Il medico ha ricordato che intorno alle 7 del mattino c’erano 15-20 morti, “dovevamo trovare un luogo idoneo.
Siamo andati ai poliambulatori dell’ospedale San Salvatore al piano terra, chiudendo le finestre. Non c’erano le barelle – ha aggiunto – i cadaveri li dovevamo mettere sul pavimento. Verso le 16 le stanze erano piene, cosi’ e’ arrivato l’ordine di trasferirci alla rimessa della Guardia di finanza, in una struttura che aveva tenuta sismica. Li’ abbiamo messo i cadaveri e siamo andati avanti. Ogni 10 minuti c’erano nuovi terremoti e si muoveva la struttura”.

Poi e’ stata la volta dell’ispettore superiore di polizia giudiziaria, Lorenzo Cavallo, che ha ripercorso tutte le tappe delle indagini che poi hanno dato vita al processo. “Nell’agosto 2009 – ha ricordato – l’avvocato Antonio Valentini ha presentato il primo di una serie di esposti, paventando responsabilita’ della commissione. Per noi erano una nuova attivita’, ne sono seguite altre, dal 17 agosto 2009 fino al febbraio 2010. Il dato che ha colpito l’attenzione e’ che le persone presentavano dati concordanti l’una all’insaputa delle altre“.