STORIA DELLE ALLUVIONI IN ITALIA. PERCHÉ SONO AUMENTATE?

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alluvione_Circa il 70% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, di cui 1700 a rischio frane, 1285 a rischio alluvione. Inoltre le aree a rischio elevato e molto elevato di alluvione sono diverse migliaia e coprono il 2,6 % della superficie nazionale. La maggior parte delle alluvioni sono concentrate tra i mesi di Settembre, Ottobre e Novembre, per la maggiore frequenza, in tali mesi di umidi e piovosi venti sciroccali dal Nord Africa.
Ne sono una riprova le 170 alluvioni verificatesi in Italia dal 1950 ad oggi, più della metà delle quali sono avvenute appunto proprio nella stagione autunnale.

Il dissesto idrogeologico è la classica goccia che fa traboccare il vaso perché è anche vero che in Italia negli ultimi 10-15 si è verificato, in prevalenza in autunno, un aumento delle piogge torrenziali – ovvero eccezionali quantità di pioggia caduta in poche ore dette in gergo anche “bombe d’aqua” – e tutto questo perché i venti di Scirocco sono diventati più carichi di umidità molto più che nel passato,  in quanto che, scorrendo su un mare più caldo che nel passato, assorbono una quantità maggiore di vapore,  che si aggiunge a quella già elevata che normalmente avevano una volta.

E questa modificazione climatica, insieme appunto al dissesto idrogeologico che caratterizza il nostro paese, rende conto dell’aumento delle alluvioni autunnali tanto che, delle 10 grandi alluvioni degli ultimi 60 anni (Polesine 1951, Firenze 1966, Liguria 1993, Piemonte 1994, Piemonte-Val d’Aosta 2000, Lombardia 2002,  Piemonte 2004,  Versilia ottobre 2011, Liguria settembre 2012, Sardegna 2013), ben sei sono accadute negli ultimi 10 anni.

Ma ecco una rassegna degli venti alluvionali più tragici dal 1950 ad oggi:

l’Alluvione in Calabria (100 morti) del 22 Ottobre 1951; l’Alluvione del Polesine (84) del 14 Novembre 1951; l’Alluvione di Salerno (318) del 25-26 Ottobre 1954. A seguire si ricordano poi la Grande Alluvione di Firenze (4 Novembre 1966) che generata da un’eccezionale ondata di maltempo con 34 vittime e danni inestimabili anche al notevole patrimonio artistico di Firenze; l’Alluvione in Piemonte ( Novembre 1968) che colpì interi paesi del Biellese ed Astigiano causando 72 morti; l’Alluvione della Valtellina ( Estate 1987; 53 vittime)).  L’ultimo decennio del 1900 annovera purtroppo altre tragedie tra cui l’Alluvione in Piemonte del Novembre 1994 (70 vittime, 2226 senzatetto); l’Alluvione in Lombardia del 12 Settembre 1995,  l’Alluvione in Versilia, nel Giugno del 1996  (13 vittime, 1500 senzatetto); l’Alluvione di Crotone del 14 Ottobre 1996 (6 vittime) e l’Alluvione di Sarno e Quindici ( 159 vittime).

Negli anni 2000,  l’Alluvione a Soverato del 9 Settembre del 2000 ( 12 vittime), l’Alluvione in Piemonte del 13-16 Ottobre (23 vittime, 40000 sfollati). Nel 23 Settembre 2003 l’Alluvione di Carrara, 2 morti). Nel 23 Settembre 2003 l’Alluvione di Carrara, 29 Maggio 2008 in Piemonte,  le Alluvioni di Cancia (18 Luglio 2009), Messina (1 Ottobre 2009) e Atrani (9 Settembre 2009), alluvione in Versilia ottobre 2011, Liguria  settembre 2012,  ed ora l’alluvione in Sardegna (16 vittime).
Infine una considerazione.

Il clima di un luogo è un cocktail di temperatura, umidità, piogge, vento e luce solare. Là dove questo cocktail è ben dosato, l’uomo assapora il massimo confort psico-fisico. Così dovrebbe essere per coloro, come noi,  che hanno la fortuna di vivere sulle sponde del Mediterraneo, un bacino che da sempre possiede il clima più delizioso del mondo, tanto che è stato la culla di tutte le grandi civiltà. Ma addeso anche sulle sponde del Mediterraneo il clima non sembra essere più amico dell’uomo, specie in questi anni, ove il riscaldamento inarrestabile del pianeta ha favorito un’esplosione di fenomeni meteorologici violenti, come uragani, tornado, nubifragi, alluvioni, tempeste di vento, ondate di caldo.  Sapremo convivere con questo clima più violento? L’adattamento ci sarà, o per forza o per convinzione.  Ci adatteremo sia perché  il ripetersi ormai abituale di condizioni climatiche avverse, ci sta già portando a considerare come “normali” e non più”eccezionali” tali fenomeni sia perché l’uomo  dovrà,  per causa di forza maggiore, raddoppiare  gli sforzi, non solo per meglio prevedere gli eventi violenti, ma  anche per  mettere finalmente in atto, non solo a parole, azioni  decise e inderogabili di difesa e cura del territorio, onde ridurre al minimo i danni a cose e persone.

fonte: meteogiuliacci.it