L’AQUILA VISTA DALL’ESTERO: PERCHÈ L’INDIGNAZIONE NON È GIUSTIFICATA

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Vedi anche: Rassegna stampa internazionale sul processo dell’Aquila

E ci fossero ulteriori motivazioni non dichiarate riguardo la condanna dei membri della Commissione Grandi Rischi? Qualcuno in Italia lo pensa.

Mentre il mondo politico italiano e esperti di ogni settore si indignano e elencano una serie di dichiarazioni in riferimento alla sentenza della magistratura italiana sul sisma che ha colpito L’Aquila il 6 aprile 2009, qualcuno tenta di approfondire la questione. Secondo queste persone, l’indignazione non è per niente giustificata: i sei anni di reclusione comminati ai membri della Commissione Grandi Rischi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici,  sono ampiamente motivati. Ecco perchè.

Rassicurare subito gli abitanti
Iniziamo con la condanna apparentemente rocambolesca dei sette membri della Commissione – che dipendono direttamente dalla Protezione Civile – non solo alla pena detentiva, ma anche al pagamento di  7 milioni di euro per danni materiali e morali alle 300 vittime del sisma dell’Aquila. Queste sette persone, tutti esimi esperti in vulcanologia, sismologia, inondazioni, tettonica, si erano riuniti in commissione il 31 marzo del 2009, convocati dal Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Da settimane leggere scosse, complessivamente più di 400, sconvolgevano la tranquillità della provincia dell’Aquila. La popolazione, sebbene abituata a vivere in una zona sismica, cominciava a dare segni di preoccupazione.


Il responsabile della Protezione Civile, su richiesta del governo Berlusconi, decide che è ora di tranquillizzare la popolazione, decisamente un po’ allarmista. In fretta e furia i sette esperti concludono che a L’ Aquila e dintorni non c’è alcun pericolo, escludendo qualsiasi ipotesi di disastro. Quindi, secondo i magistrati, forniscono “informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, le cause, il pericolo e gli sviluppi futuri dell’attività sismica in corso”. Una vera sfortuna per questi esimi esperti: cinque giorni dopo, un sisma dalla forza devastante distrugge il centro storico de L’ Aquila e seppellisce 300 persone.

Un coro di proteste
Subito dopo la pronuncia della sentenza, si leva un coro di proteste su tutti i media. Argomento: “Come si possono condannare degli uomini di scienza, nel paese di Galileo, accusandoli di non essere in grado di prevedere un terremoto, quando tutti gli scienziati del mondo confermano prove alla mano che non si possono prevedere i terremoti con più di cinque giorni di anticipo? E’ un’assurdità e una vergogna. Questo avrà delle conseguenze in futuro, nessun esperto accetterà più di fare parte di commissioni per la valutazione dei rischi”.
Storie del genere se ne possono leggere in tutti i giornali, sia di destra che di sinistra, e persino sulla stampa internazionale (continua a leggere su ItaliaDallEstero.info)