[english version | versione inglese] C’era da aspettarselo. La sentenza di condanna ai membri della Commissione Grandi Rischi non poteva non scatenare reazioni e polemiche di tutti i tipi. Non si può fare a meno di notare che quelle più veementi sono basate su un presupposto totalmente errato: “sono stati condannati per non aver previsto il terremoto”. Niente di più falso.
Nel capo di imputazione si legge: “Sono state fornite dopo la riunione informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione”. Secondo i PM gli imputati “sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione” anche sotto il profilo dell’informazione. Queste notizie rassicuranti “hanno indotto le vittime a restare nelle case”. Leggi le motivazioni della sentenza.
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Dunque suonano davvero fuori luogo i commenti come quello dell’ex Ministro Maurizio Sacconi: “Sentenza angosciante, destinata a determinare ingiustificati allarmismi e impraticabili proposte di ricorrente evacuazione”, come a sottintendere che gli imputati per non essere condannati avrebbero dovuto per forza far evacuare L’Aquila. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini: “La sentenza è una follia allo stato puro. Credo che qualsiasi professionista di fronte a una sentenza di questo genere si tirerà indietro. Così è sancito l’obbligo professionale a non sbagliare”. Il titolo più esilarante di ieri è stato quello de IlGiornale: “Condannati per non essere dei maghi” (vedi foto in basso). Anche qui si vuole far credere che la motivazione della condanna è il non aver previsto il terremoto. |
Infine le parole di uno dei condannati, Enzo Boschi, allora presidente dell’INGV: “Sfido chiunque a trovare scritta, detta a voce, su tv o da qualsiasi parte una mia rassicurazione concernente il terremoto dell’Aquila”. Eppure proprio il verbale della Commissione Grandi Rischi del 31.3.2009 recita: “L’attività sismica a L’Aquila si manifesta in un’area di confine tra due grosse strutture sismogenetiche. I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta.”

























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